1500 firme per chiedere la chiusura festiva del Centro Commerciale “Il Fiordaliso” di Rozzano

Dopo l’annuncio che il centro commerciale “Il Fiordaliso” di Rozzano sarà aperto il giorno di S.Stefano, 26 Dicembre, è nata quasi in sordina, poi con il passa-parola ha preso piede, una raccolta firme che ha visto la partecipazione di 1500 adesioni tra lavoratrici, lavoratori, ma soprattutto di clienti e “simpatizzanti”.

Nei giorni scorsi ha avuto luogo la raccolta firme che assomiglia a quella già fatta all’Oriocenter di Bergamo (forse perché le maggiori catene di negozi della grande distribuzione sono in entrambi i centri commerciali ?), e che ha avuto successo soprattutto tra i clienti e i “simpatizzanti. In effetti se consideriamo che in totale i dipendenti dei negozi presenti sono circa 600 (Iper, Zara, Apple, H&M, OVS, per fare qualche nome), tutto il resto delle firme in elenco ci indica che il tema è sentito anche tra i cosiddetti consumatori.

Si sta diffondendo questa nuova consapevolezza. Una idea di solidarietà tra le persone, che non vogliono più farsi affibbiare un’etichetta: il cliente, il consumatore, non esistono più in quanto tali. Adesso siamo entrati nella consapevolezza che ci sono sfruttatori e sfruttati. E che non esiste più la logica del “lo stabilisce il mercato”. Il cosiddetto “mercato”, è composto da una serie di fattori, e uno di questi sta diventando incontrollabile: le persone.

E allora non c’è stato bisogno di fare grandi proclami, o mettersi con i banchetti in quel centro commerciale per la raccolta firme: è stato sufficiente il vecchio e caro passa-parola per vedere una reazione di grande solidarietà tra persone (i dipendenti di quelle aziende e chi in quel momento entrava per fare i propri acquisti).

La raccolta firme è stata presentata alla proprietà del centro commerciale, al momento non abbiamo riscontro di risposte.

Eppure l’argomento non è da sottovalutare, parliamo delle condizioni di vita di chi lavora e se quelle condizioni si abbassano sempre più, non osiamo immaginare a che livello possono arrivare quelle di chi purtroppo il lavoro non ce l’ha.

Potremmo raccontare della lavoratrice che ha nel suo contratto di lavoro l’obbligo di prestazione in tutte le 52 domeniche che esistono in un anno, oppure della lavoratrice che con regime di orario di lavoro part-time spezzato lavora due ore al mattino e due al pomeriggio con un intervallo di 3 ore,  tutte situazioni che si concentrano in due temi scottanti:

– un Contratto Nazionale che viene negato da almeno 4 anni, dove sarebbe opportuno scrivere le regole importanti per un lavoro dignitoso e per uno stipendio dignitoso;

– il decreto Salva Italia del 2011 che ha liberalizzato gli orari di lavoro e quindi non permette di organizzare il tempo da dedicare ai propri cari.

E allora non solo la raccolta firme, ma anche un altro appuntamento: lo sciopero proclamato per il 22 dicembre per tutte le lavoratrici e i lavoratori di queste aziende (aderenti all’associazione padronale Federdisrtibuzione).

Il nostro desiderio è che le parole abbiano un significato vero e realizzabile: conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, salari adeguati al costo della vita, dignità, attenzione alle persone.