Diritto alla Pensione – Le lavoratrici con Part- time Ciclico sono fortemente penalizzate.

Lunedì 13 novembre 2017 dalle 16:00 alle 18:00
Presidio PREFETTURA di MILANO – Corso Monforte, 31
In questi giorni è in discussione la legge di bilancio 2018.
Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociale lo scorso mese di ottobre ha manifestato l’interesse a valutare possibili interventi, anche normativi che possano rafforzare la tutela delle lavoratrici degli appalti scolastici con part- time verticale.

Sono le lavoratrici delle mense, le addette ai servizi di ausiliariato e pulizia delle scuole, che quotidianamente garantiscono i servizi indispensabili per la funzionalità delle scuole italiane, con contratti part time verticale cosiddetto ciclico, ossia con alternanza di periodi lavorati e non, questi ultimi in coincidenza con la chiusura delle scuole,

Durante i mesi estivi queste lavoratrici non hanno reddito, non possono avere l’indennità di disoccupazione in virtù del principio che il rapporto di lavoro perdura anche nei periodi di sosta non lavorati e sono penalizzate anche nel diritto di accesso alla pensione.

L’INPS esclude i periodi non lavorati dal calcolo dell’anzianità contributiva, necessaria alla maturazione del diritto alla pensione, come se la scelta di ricorrere al part –time verticale ciclico scaturisse da una decisione della lavoratrice e non dipendesse invece come è ovvio dalla specifica tipologia di attività lavorativa.

Ne consegue che la lavoratrice part-time matura l’anzianità contributiva utile ai fini della pensione con un ritmo molto più lento rispetto ad una lavoratrice a tempo pieno o con un part-time orizzontale, in sostanza deve lavorare più anni.

Infatti una lavoratrice con un part-time verticale di 15 ore settimanali e uno stipendio che non supera i 400 euro mensili, per maturare i 20 anni di anzianità contributiva minima per l’acceso alla pensione,
dovrà lavorare 30 anni ovvero 10 anni in più.
Per ogni anno di lavoro non maturano 52 settimane, nemmeno le 41 settimane lavorate, al netto della chiusura delle scuole, ma solo 35 settimane, per il combinato disposto retribuzione minima per l’accredito della contribuzione settimanale e reddito imponibile annuo.

Il non considerare i periodi di sosta non lavorati, ai fini dell’anzianità contributiva, integra una discriminazione a danno dei lavoratori assunti con part time verticale ciclico, i quali a parità di ore lavorate, non riceverebbero il medesimo trattamento di coloro che hanno un contratto part time orizzontale o a tempo pieno.
Questo avviene nonostante la direttiva 97/81/CE sulla non discriminazione dei lavoratori a tempo parziale
Il mancato adeguamento della legislazione italiana a quanto già disposto dalla Direttiva suddetta, dalla successiva sentenza della Corte Europea e confermata dalla Cassazione “ l’anzianità contributiva utile ai fini della determinazione della data di acquisizione del diritto alla pensione va calcolata per il lavoratore a tempo parziale come se egli avesse occupato un posto a tempo pieno, prendendo in considerazione i periodi non lavorati”, ha aumentato il contenzioso giudiziario nei confronti dell’INPS, ad oggi l’unico strumento da utilizzare e che rappresenta un costo per il lavoratore e per la collettività.

Lo scorso mese di ottobre anche il Tribunale di Milano ha condannato l’INPS, ribadendo il diritto di 4 lavoratrici part time a vedersi riconosciute 52 settimane per ogni anno in cui hanno lavorato in regime di part time verticale ciclico, risultando ineludibile che il rapporto di lavoro parziale di tipo verticale è in essere anche durante i periodi non lavorati per cui la mancata considerazione degli stessi ai fini dell’anzianità contributiva costituisce una palese discriminazione dei lavoratori assunti con tale tipologia di contratto.

In Lombardia sono oltre 1700 lavoratrici del settore che stanno attivando il percorso vertenziale.
Queste “lavoratrici povere” devono, dopo una vita di lavoro precaria a tempo indeterminato a seguito di continui cambi appalto con basse retribuzioni determinate dall’esiguo numero di ore settimanali, accedere alla Pensione senza essere discriminate.

Per tutelare queste lavoratrici le Organizzazioni Sindacali Filcams – CGIL Fisascat – CISL Uiltucs –UIL e Uiltrasporti esortano l’INPS, il Governo e il Parlamento affinché si trovi una soluzione anche interpretativa per coprire i vuoti contributivi delle settimane di sospensione scolastica, rendendo effettivamente esigibile il diritto alla pensione per tutti i lavoratori a part time verticale ciclico, al fine anche di evitare il continuo ricorso al contenzioso giudiziario nei confronti dell’INPS